Le nostre cellule svolgono un continuo lavoro di pulizia e rinnovamento chiamato autofagia, un processo fisiologico fondamentale che coinvolge l’intero organismo, comprese le cellule del sistema nervoso. Con il passare del tempo, l’efficienza dell’ può ridursi. La sua alterazione rientra tra gli Hallmarks of Aging, i tratti distintivi dell’invecchiamento,1 ed è studiata anche in relazione alle condizioni neurodegenerative.2-3
In questo articolo approfondiremo:
- perché l’autofagia è importante e qual è il suo legame con l’invecchiamento;
- perché l’autofagia c’entra con le malattie neurodegenerative;
- qual è il legame tra mitocondri e invecchiamento;
- come sostenere il benessere dell’organismo e l’equilibrio cellulare nel tempo.
Continua a leggere per scoprire come questi processi cambiano nel tempo e perché sono importanti per l’equilibrio delle nostre cellule.
Cos’è l’autofagia e perché è legata all’invecchiamento?
L’autofagia4 è un processo cellulare attraverso cui la cellula individua componenti danneggiati, alterati o non più efficienti, li degrada e ne ricicla le parti ancora utilizzabili, che possono essere impiegate per produrre nuovi componenti o nei processi energetici della cellula.
Possiamo paragonare l’autofagia a un sistema di riciclo interno. Un ruolo fondamentale è svolto dai lisosomi, organelli specializzati nella degradazione. I materiali da eliminare vengono racchiusi in particolari vescicole, chiamate autofagosomi, che si fondono con i lisosomi. A questo punto vengono degradati e parte dei loro componenti può essere recuperata e riutilizzata dalla cellula.
Attraverso questo continuo lavoro di degradazione e riciclo, l’autofagia contribuisce a mantenere l’omeostasi e l’efficienza cellulare.
Con il passare del tempo, il rendimento del processo autofagico può diminuire, favorendo l’accumulo di componenti cellulari danneggiati.
Per questo motivo, il ruolo dell’autofagia è studiato anche in relazione all’invecchiamento e ai meccanismi legati alla longevity. 5
Autofagia e malattie neurodegenerative: quale relazione?
L’autofagia è studiata anche in relazione alle malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, 2-6-7-8 il morbo di Parkinson2-8 , la demenza frontotemporale2 e la malattia di Huntington.8
In diverse condizioni neurodegenerative, come appunto l’Alzheimer e il Parkinson, sono state descritte alterazioni nell’autofagia, ad esempio, nella formazione degli autofagosomi e nelle funzioni lisosomiali, processi coinvolti nella degradazione e nel riciclo dei componenti cellulari.2
Quando questo meccanismo perde efficienza, proteine anomale e altri componenti cellulari possono accumularsi. Un fenomeno osservato, appunto, anche all’interno delle cellule nervose e in alcune condizioni neurodegenerative.6 Sostenere il sistema autofagia-lisosoma potrebbe contribuire a favorire la rimozione di questi aggregati. 8
Per questo motivo, comprendere i meccanismi di “pulizia” e riciclo cellulare, anche alla luce del ruolo più ampio svolto dai lisosomi nell’equilibrio della cellula, può rappresentare un importante ambito di ricerca. 7-8
Mitocondri, invecchiamento ed energia cellulare
Tra i componenti della cellula implicati nel mantenimento della longevity troviamo i mitocondri, piccoli organelli spesso definiti le “centrali energetiche” cellulari perché svolgono un ruolo centrale nella produzione di energia sotto forma di ATP. Partecipano inoltre al metabolismo cellulare, alla risposta allo stress e ai processi infiammatori.9
Con il passare del tempo, la funzionalità dei mitocondri può cambiare. Anche le alterazioni della funzione mitocondriale sono infatti comprese tra gli Hallmarks of Aging, rientrando tra i fattori studiati in relazione all’invecchiamento.3
Quando parliamo di mitocondri ed energia cellulare dobbiamo considerare anche il NAD+ (nicotinammide adenina dinucleotide), un coenzima naturalmente presente nelle cellule e coinvolto nei processi di produzione dell’energia cellulare.
Le concentrazioni cellulari di NAD+ possono variare con l’avanzare dell’invecchiamento.10
Il NAD+ è inoltre legato all’attività delle sirtuine, una famiglia di enzimi NAD+– dipendenti coinvolti in diverse funzioni cellulari.
Per il suo legame con la funzione mitocondriale e le sirtuine, il NAD+ è oggetto di studio e di interesse nei processi legati all’invecchiamento.11-12
Come sostenere il benessere dell’organismo e l’equilibrio cellulare nel tempo
Quando parliamo di benessere, partiamo sempre da alcuni presupposti fondamentali, come uno stile di vita sano e attivo, un’alimentazione varia ed equilibrata e controlli periodici di prevenzione.
I processi di rinnovamento cellulare possono essere influenzati da diversi stimoli. Tra quelli maggiormente studiati troviamo i segnali legati alla disponibilità di energia e nutrienti.
La restrizione calorica13-14 e il digiuno intermittente 15-16 sono correlati ai meccanismi che regolano l’autofagia e alla risposta delle cellule alla disponibilità di nutrienti.
Si tratta di approcci alimentari che richiedono una valutazione individuale e che vanno intrapresi con il supporto di un, o una professionista qualificato, evitando il fai da te.
Esistono poi alcuni composti studiati per il loro possibile ruolo nei processi di rinnovamento cellulare. Tra questi troviamo la Spermidina, per il suo coinvolgimento nei processi autofagici17, il NADH, coinvolto come abbiamo visto nel metabolismo energetico cellulare e le sirtuine, e la Polidatina.
La Polidatina è un composto contenuto nel Polygonum cuspidatum e rappresenta la forma glicosilata del Resveratrolo,18 una molecola studiata anche in relazione alle sirtuine. La sua particolare struttura è oggetto di interesse perché più biodisponibile rispetto al Resveratrolo. 19-20
Questi tre ingredienti sono presenti anche nella formula di Autofagia Salugea Longevity, ottenuti da fonti di origine naturale e messi insieme per preservare l’efficienza cellulare, al fine di mantenere nel tempo la naturale longevity.
È importante sottolineare che l’integrazione alimentare va sempre inserita in un approccio più ampio, basato su un’alimentazione varia ed equilibrata e uno stile di vita sano, che non può sostituire. Allo stesso modo, non rappresenta un’alternativa alle terapie farmacologiche, fondamentali nella gestione di determinate condizioni.
Le linee di fondo
Eccoci arrivati alla fine di questo approfondimento dedicato al ruolo dell’autofagia nei processi legati all’invecchiamento.
Un tema che ci porta a riflettere su un aspetto importante: il benessere dell’organismo non riguarda un singolo organo o apparato, ma parte dalle sue unità fondamentali, le cellule, e dalla loro efficienza nel tempo.
Autofagia, mitocondri, metabolismo energetico e meccanismi di rinnovamento cellulare ci mostrano quanto i diversi processi dell’organismo siano strettamente collegati tra loro.
Sostenere il proprio benessere nel tempo significa quindi partire prima di tutto dallo stile di vita, alimentazione equilibrata, movimento e prevenzione.
Grazie per aver letto fino a qui.
Se hai domande o vuoi approfondire alcuni aspetti, scrivici nei commenti.
Disclaimer
Autofagia è un integratore alimentare: leggere le avvertenze in etichetta.
Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia, equilibrata e di uno stile di vita sano.
I nostri testi hanno scopo divulgativo, non vanno intesi come indicazione di diagnosi e cura di stati patologici e non sostituiscono il parere del Medico.







Gianfranco
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Una lettura attenta del servizio mi ha dato spunto x ricerca di altri studi! Malato di Leucemia mieloide acuta a gennaio 77 oggi ottima salute e energie pari a quelle dei miei generi mi chiedo se le mie cellule hanno un ringiovamento migliore!!!
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Simona Cusenza
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Siamo felici di sapere che il nostro articolo ti abbia fatto da spunto 😊
Grazie per il tuo commento!
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