Negli ultimi anni, l’autofagia sta ricevendo sempre più attenzione, soprattutto per i suoi benefici sull’organismo e il suo legame con…
Autofagia: cos’è, come funziona, come si attiva
L’organismo si rinnova ogni giorno, anche senza che tu te ne accorga. Questo straordinario meccanismo di “autopulizia e manutenzione interna” esiste davvero e ha un nome. Si chiama autofagia1 ed è un processo naturale con cui le cellule riconoscono ciò che è danneggiato o non più utile, lo “smontano” e lo trasformano in nuova energia, o in nuove parti che andranno a sostituire quelle senescenti.
Il termine “autofagia” viene dal greco autó (“sé stesso”) e phagein (“mangiare”) e significa letteralmente “mangiare se stessi”. Una definizione che può far sorridere. Le cellule non si “mangiano” perché hanno fame, ma perché è il loro modo più intelligente di fare pulizia e riciclo.
In questo articolo scoprirai nel dettaglio:
- che cos’è l’autofagia
- come funziona l’autofagia
- come attivarla in modo naturale
- il rapporto tra dieta e autofagia
- cosa mangiare per sostenere l’autofagia
- digiuno e autofagia
- quali ingredienti naturali possono sostenerla
- quali precauzioni prendere per mantenere il giusto equilibrio
Continua a leggere per capire come questo meccanismo accompagni il tuo organismo ogni giorno.
Cos’è l’autofagia
Immagina il tuo organismo come una grande officina del riciclo, dove tutto viene riutilizzato con intelligenza per mantenere equilibrio, efficienza ed energia.
Tutto parte da una minuscola unità di vita, la cellula.
Ogni cellula è un sistema complesso. Racchiude un nucleo che custodisce il DNA, una membrana che la protegge e la mette in comunicazione con l’ambiente esterno e diversi organelli altamente specializzati. I mitocondri producono energia, i ribosomi sintetizzano proteine, mentre il reticolo endoplasmatico gestisce molte reazioni del metabolismo interno.
Con il tempo, alcune di queste componenti si usurano o perdono efficienza, proprio come gli ingranaggi di una macchina che ha percorso molti chilometri. Per evitare l’accumulo di materiale danneggiato e mantenere un ambiente cellulare ottimale, l’organismo attiva un meccanismo fondamentale, ovvero, l’autofagia.
Dunque cos’è l’autofagia?
L’autofagia è un sistema ordinato di riciclo biologico. Le componenti danneggiate vengono riconosciute, racchiuse in piccole vescicole (autofagosomi) e poi “consegnate” ai lisosomi, che le smantellano e le trasformano in nuove risorse utili alla cellula.
Come funziona l’autofagia
Vuoi sapere come funziona l’autofagia?
Per capirlo, immagina un centro di riciclaggio.
Ogni giorno arrivano bottiglie, tappi e materiali usati.
Il centro seleziona, tritura ciò che è da smaltire e lo trasforma in nuova materia prima.
Esattamente così funziona l’autofagia. Ricicla ciò che non serve più, rendendo la cellula più efficiente.
A coordinare questo processo ci sono proteine e sensori cellulari, tra cui mTOR, che sta per “mammalian Target of Rapamycin”, che agisce come un interruttore interno capace di valutare nutrienti disponibili, energia e segnali metabolici e innescare una risposta.
Autofagia: come attivarla
L’autofagia è un processo naturale che il nostro organismo attiva da sé, in determinate condizioni fisiologiche. Si tratta di un meccanismo di adattamento intelligente che si regola da solo, in base ai bisogni delle cellule.
Possiamo immaginarla come un comportamento funzionale dell’organismo. Ogni volta che l’organismo riceve il segnale che “è tempo di fare ordine”, l’autofagia entra in azione per smontare e riciclare ciò che non serve, sostenendo così il benessere cellulare e l’equilibrio metabolico.
Fattori come digiuno intermittente2, restrizione calorica consapevole, attività fisica3, specifici micronutrienti e attivi naturali come Spermidina, Polidatina, NADH, possono contribuire a sostenere i fenomeni autofagici dell’organismo.
Autofagia e dieta
Se pensi che l’alimentazione serva solo a fornire calorie ed energia, è il momento di rivedere questa convinzione. Il modo in cui mangiamo influenza in profondità i meccanismi cellulari dell’organismo e tra questi anche l’autofagia.
La dieta, infatti, non è soltanto un modo per nutrirci, è un vero e proprio linguaggio biologico. Attraverso ciò che mangiamo, comunichiamo con il nostro corpo e gli inviamo segnali su come comportarsi.
Come hai letto poco fa, esistono approcci alimentari 4che, se ben gestiti e controllati da un esperto, possono favorire l’equilibrio dei meccanismi cellulari. Tra questi:
- la restrizione calorica, cioè una riduzione moderata dell’apporto di calorie giornaliere, senza creare carenze nutrizionali. Non significa “mangiare poco”, ma mangiare in modo completo ed equilibrato, fornendo all’organismo meno calorie giornaliere, al fine di ottimizzare le proprie risorse;
- il digiuno intermittente, un modello basato su cicli di alimentazione e digiuno (ad esempio 16 ore di pausa e 8 di assunzione di cibo), durante i quali l’organismo utilizza le proprie riserve energetiche e può riattivare i processi di pulizia cellulare.
Autofagia: cosa mangiare
L’alimentazione non influisce solo attraverso le calorie che introduciamo, ma anche tramite i micronutrienti e i composti naturali presenti negli alimenti, che possono dialogare con il metabolismo e contribuire all’equilibrio dei processi cellulari.
In questo senso, “dieta” significa anche qualità e completezza di macro e micronutrienti. Ciò che mangiamo fornisce segnali importanti alle cellule, influenzando energia, rinnovamento e regolazione interna.
Un composto molto studiato per il suo potenziale coinvolgimento nei fenomeni autofagici e legati alla longevity cellulare è la Spermidina.
Uno studio5 prospettico condotto sulla popolazione di Brunico ha rilevato che un’alimentazione naturalmente più ricca di Spermidina era associata a migliori indicatori di vitalità e a una maggiore longevità. L’analisi delle abitudini alimentari ha mostrato che le principali fonti di spermidina erano cereali integrali, mele e pere, insalate, germogli di verdure e patate, alimenti tipici della dieta locale.
La ricerca suggerisce quindi che non contano solo le calorie, ma anche qualità e quantità dei composti bioattivi introdotti con la dieta quotidiana.
Un altro composto di interesse per la sua azione sui meccanismi autofagici è il Resveratrolo6, considerato uno STAC (Sirtuin-Activating Compound). È studiato soprattutto per la sua capacità di modulare l’attività delle sirtuine, in particolare SIRT1, proteina coinvolta nei processi di rinnovamento cellulare, metabolismo e risposta allo stress ossidativo.
Il Resveratrolo è presente in alimenti come uva rossa (soprattutto la buccia), frutti di bosco (mirtilli, more, mirtilli rossi) e radice di Polygonum cuspidatum.
Una curiosità! Dalla radice di Polygonum cuspidatum si ricava anche la Polidatina, la forma naturale glicosilata del Resveratrolo, più stabile e più biodisponibile7.
Un punto particolarmente interessante è che Spermidina e Resveratrolo attivano l’autofagia attraverso meccanismi differenti:
- la Spermidina favorisce i processi di riciclo cellulare modulando la regolazione dell’acetilazione proteica, un modo che la cellula usa per accendere o spegnere alcune proteine, così da controllare vari processi interni;
- il Resveratrolo (e quindi la Polidatina, la sua forma più biodisponibile) modula l’attività delle sirtuine, che a loro volta influenzano vie metaboliche collegate all’autofagia.
Possiamo dire, quindi, che Resveratrolo e Spermidina agiscono in modo complementare e sinergico nel supportare i processi autofagici, ciascuno attraverso vie diverse volte alla regolazione e al supporto della funzionalità cellulare.
Autofagia e digiuno
Il digiuno è un fenomeno fisiologico che accompagna l’essere umano da sempre.
In termini semplici, consiste in un intervallo di tempo in cui non si assumono alimenti, durante il quale l’organismo ri-organizza le riserve di energia già a disposizione. Un po’ come quando ti dimentichi di fare la spesa e cerchi di salvare la cena guardando cosa c’è di disponibile nella dispensa.
È un meccanismo che l’organismo conosce bene: pensiamo a quando passiamo molte ore tra un pasto e l’altro, o durante il sonno. In queste fasi, il metabolismo si adatta in modo intelligente per mantenere equilibrio e continuità.
Questo cambio di “carburante” porta le cellule a ottimizzare le proprie risorse e a riorganizzare i processi interni. Tra questi, anche l’autofagia, che può trovare spazio per agire in modo più efficiente.
Una revisione8 pubblicata su Biochimica et Biophysica Acta Molecular Basis of Disease ha evidenziato come digiuno e restrizione calorica consapevole siano tra i principali stimoli fisiologici dell’autofagia, poiché riducono l’attività di alcune proteine e promuovono i naturali meccanismi di rinnovamento cellulare.
Ingredienti funzionali che possono sostenere i fenomeni autofagici
Oltre alla Spermidina, al Resveratrolo e alla Polidatina, esistono anche altri attivi di interesse che, attraverso meccanismi differenti, possono contribuire al sostegno del rinnovamento cellulare, dell’autofagia e della funzione mitocondriale. Tra questi ci sono anche:
- NADH: è la forma attiva della vitamina B3 e agisce come un vero donatore di elettroni, esplicando il suo ruolo nella produzione di energia (ATP) a livello mitocondriale. La sua azione redox contribuisce al benessere cellulare9;
- Zinco e Selenio: minerali essenziali coinvolti nella regolazione di enzimi e proteine che partecipano ai processi cellulari.
Spermidina, Polidatina, NADH, Zinco e Selenio in forma organica sono combinati nella formula innovativa e 100% naturale di Autofagia Salugea, pensata per sostenere i meccanismi fisiologici di equilibrio e rinnovamento cellulare.
Autofagia: controindicazioni
L’autofagia, come ogni processo biologico, funziona davvero bene solo se resta bilanciata.Si tratta di un meccanismo naturale e benefico, ma che non deve essere forzato o esasperato attraverso pratiche alimentari o stili di vita troppo restrittivi.
L’autofagia, infatti, è una risposta di adattamento cellulare: si attiva spontaneamente nei momenti in cui l’organismo ne ha bisogno e si riduce quando le condizioni tornano normali.
Cercare di “stimolarla” in modo “spinto”o costante può avere l’effetto opposto, affaticando l’organismo e interferendo con altre funzioni fisiologiche importanti.
Ci sono particolari condizioni in cui è preferibile non ricorrere a determinate strategie alimentari o cercare di alterare i naturali ritmi biologici, soprattutto in assenza di un Professionista. In particolare, pratiche come il digiuno intermittente o la restrizione calorica prolungata non sono indicate per:
- persone che assumono farmaci o seguono terapie specifiche;
- donne in gravidanza o allattamento;
- adolescenti o anziani con fabbisogno nutrizionale maggiore.
Hai raggiunto la fine di questo articolo dedicato all’autofagia, ma non c’è mai fine alla curiosità. Continua a leggere i nostri articoli per approfondire altri aspetti del benessere cellulare e della longevity.
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FONTI SCIENTIFICHE
FONTI E BIBLIOGRAFIA
1 Glick D, Barth S, Macleod KF. Autophagy: cellular and molecular mechanisms. J Pathol. 2010 May;221(1):3-12. doi: 10.1002/path.2697. PMID: 20225336; PMCID: PMC2990190.
2 Bagherniya M, Butler AE, Barreto GE, Sahebkar A. The effect of fasting or calorie restriction on autophagy induction: A review of the literature. Ageing Res Rev. 2018 Nov;47:183-197. doi: 10.1016/j.arr.2018.08.004. Epub 2018 Aug 30. PMID: 30172870.
3 Brandt N, Gunnarsson TP, Bangsbo J, Pilegaard H. Exercise and exercise training-induced increase in autophagy markers in human skeletal muscle. Physiol Rep. 2018 Apr;6(7):e13651. doi: 10.14814/phy2.13651. PMID: 29626392; PMCID: PMC5889490.
4 Cleveland Clinic. (2024). Autophagy: What It Is, Benefits and How to Support It. Cleveland Clinic Health Library.
5 Kiechl S, Pechlaner R, Willeit P, Notdurfter M, Paulweber B, Willeit K, Werner P, Ruckenstuhl C, Iglseder B, Weger S, Mairhofer B, Gartner M, Kedenko L, Chmelikova M, Stekovic S, Stuppner H, Oberhollenzer F, Kroemer G, Mayr M, Eisenberg T, Tilg H, Madeo F, Willeit J. Higher spermidine intake is linked to lower mortality: a prospective population-based study. Am J Clin Nutr. 2018 Aug 1;108(2):371-380. doi: 10.1093/ajcn/nqy102. PMID: 29955838.
6 Morselli E, Mariño G, Bennetzen MV, Eisenberg T, Megalou E, Schroeder S, Cabrera S, Bénit P, Rustin P, Criollo A, Kepp O, Galluzzi L, Shen S, Malik SA, Maiuri MC, Horio Y, López-Otín C, Andersen JS, Tavernarakis N, Madeo F, Kroemer G. Spermidine and resveratrol induce autophagy by distinct pathways converging on the acetylproteome. J Cell Biol. 2011 Feb 21;192(4):615-29. doi: 10.1083/jcb.201008167. PMID: 21339330; PMCID: PMC3044119.
7 Tang KS. Protective Effects of Polydatin Against Dementia-Related Disorders. Curr Neuropharmacol. 2021;19(2):127-135. doi: 10.2174/1570159X18666200611144825. PMID: 32525774; PMCID: PMC8033983.
8 Bagherniya M, Butler AE, Barreto GE, Sahebkar A. The effect of fasting or calorie restriction on autophagy induction: A review of the literature. Ageing Res Rev. 2018 Nov;47:183-197. doi: 10.1016/j.arr.2018.08.004. Epub 2018 Aug 30. PMID: 30172870.
9 Yoshino J, Baur JA, Imai S-i. Nicotinamide adenine dinucleotide (NAD⁺) metabolism: Implications for mitochondrial function and health. Annual Review of Nutrition. 2018;38:105–130. doi: 10.1146/annurev-nutr-082117-051758.











