Vuoi approfondire qual è la relazione tra attività fisica e autofagia? Puoi fermare qui le tue ricerche, sei nell’articolo giusto!
Con il passare degli anni, il nostro organismo va incontro a una serie di cambiamenti fisiologici. L’invecchiamento è un processo naturale e inevitabile e parte dalle cellule. Ed è proprio a livello cellulare che si nasconde uno dei meccanismi più affascinanti legati alla longevità: l’autofagia.
Ma qual è il legame tra esercizio fisico e autofagia? L’attività sportiva può davvero influenzare i processi di rinnovamento cellulare ?
In questo articolo faremo un po’ di chiarezza.
Ecco l’indice dei contenuti:
- Cos’è l’autofagia e perché è importante per la longevità cellulare;
- Autofagia ed esercizio fisico: cosa dice la ricerca scientifica;
- Quali tipi di allenamento possono promuovere l’autofagia;
- Alimentazione e integratori: possono sostenere l’autofagia indotta dall’attività fisica?
Continua a leggere per scoprire perchè muoversi con regolarità non è solo una questione di forma fisica, ma anche di benssere cellulare. Buona lettura.
Cos’è l’autofagia e perché è importante per la longevità cellulare
L’autofagia è un processo che avviene a livello cellulare e che può essere paragonato a una sorta di sistema di riciclo interno. L’aspetto più interessante è che questo meccanismo non riguarda una singola cellula, ma coinvolge tutte le cellule del nostro organismo, comprese quelle nervose.
Per capire meglio di cosa si tratta, possiamo immaginare la cellula come una piccola fabbrica. Giorno dopo giorno, al suo interno si svolgono numerose attività e si generano scarti. Alcune componenti si usurano, altre diventano meno efficienti, o semplicemente “invecchiano”. Se questi materiali di scarto e le strutture danneggiate non venissero rimossi, finirebbero per accumularsi, compromettendo l’efficienza della cellula.
La cellula, però, è un microambiente vivente che lavora costantemente a beneficio di un sistema più ampio. Ed è proprio qui che entra in gioco l’autofagia.
Attraverso questo processo, la cellula riconosce le componenti danneggiate o senescenti, le isola come all’interno di un “sacchetto” e le degrada, recuperando materiali utili per produrre nuova energia, o nuove strutture cellulari.
Grazie all’autofagia, la cellula riesce a mantenere il proprio equilibrio, la funzionalità e la capacità di adattarsi nel tempo, contribuendo in questo modo alla sua longevità1.
Invecchiamento cellulare: cosa succede quando l’autofagia rallenta
Siamo abituati a pensare che l’invecchiamento riguardi solo l’aspetto esteriore, come la comparsa di rughe sulla pelle.
In realtà, l’invecchiamento è l’insieme di processi di rallentamento e perdita di efficienza che coinvolge le cellule e il loro funzionamento fisiologico.
A livello cellulare, infatti, con il passare del tempo si verifica un accumulo di proteine, di organelli cellulari deteriorati, danni a carico del DNA, ecc. … fattori che possono influenzare il benessere dell’intero organismo.
Autofagia ed esercizio: come lo sport attiva l’autofagia
L’esercizio fisico è uno dei pilastri fondamentali del benessere generale e questo vale anche per quello delle cellule.
L’attività fisica rappresenta per la cellula una forma di stress positivo. Uno stimolo che viene interpretato come un segnale di adattamento e a cui l’organismo risponde attivando, tra le altre cose, i processi autofagici2–3. È un po’ come se l’organismo muovendosi, grazie al coinvolgimento di muscoli, respirazione, metabolismo energetico, circolazione sanguigna, inviasse un messaggio alle cellule, spingendole a riorganizzarsi e a rinnovarsi.
Ma come fanno le cellule a “capire” quando è i momento di attivare questi meccanismi di adattamento?
Quando la cellula viene sottoposta a determinati stimoli. come l’esercizio fisico, o periodi di ridotta disponibilità energetica, entrano in gioco alcuni sensori interni che contribuisconco a regolare l’equilibrio cellulare. Tra questi ci sono AMPK 1e mTOR4
Possiamo immaginarli come l’acceleratore e il freno a mano del metabolismo cellulare.
In parole semplici, AMPK reagiosce alle fasi di maggior consumo energetico, mentre mTOR a quelle di maggior abbondanza. Quando prevale l’attività di AMP, l’azione di mTOR tende a ridursi, creando un contesto favorevole ai processi di rinnovamento cellulare, come l’autofagia.
Quale allenamento favorisce l’autofagia
Ora che abbiamo visto in che modo l’attività fisica può favorire i processi autofagici, è naturale chiedersi se alcune tipologie di esercizio possano avere un impatto maggiore di altre.
Uno studio5 pubblicato sulla rivista Aging and Disease ha osservato che l’attività aerobica praticata regolarmente e con abitudine può contribuire all’attività autofagica e potrebbe avere un’azione positiva sulla funzionalità muscolare nel tempo. Detto ciò, la ricerca si conclude affermando come siano necessari ulteriori studi per comprendere in modo più approfondito i meccanismi attraverso cui l’esercizio aerobico prolungato influisca sui processi autofagici.
Accanto all’esercizio aerobico, un’altra tipologia di allenamento in grado di favorire i processi autofagici sarebbe l’allenamento ad alta quota6.
Un lavoro 6 pubblicato sulla rivista Oxidative Medicine and Cellular Longevity ha suggerito che l’allenamento ad alta quota può indurre l’attivazione dell’autofagia e della mitofagia, un processo di “riciclo” che coinvolge i mitocondri. Anche in questo caso, gli autori sottolineano tuttavia che i meccanismi alla base di questi adattamenti non sono ancora completamente chiariti e che sono necessari ulteriori studi per approfondirne il ruolo.
Tra le diverse modalità di esercizio che possono avere un impatto sui processi autofagici rientra anche l’HIIT (High-Intensity Interval Training), un tipo di allenamento basato su brevi fasi di sforzo intenso, alternate a periodi di recupero.
Uno studio7 pubblicato sulla rivista Human Nutrition & Metabolism ha suggerito che l’HIIT può influenzare il flusso autofagico nell’organismo, anche se la risposta sembra variare in base al tipo di tessuto e ad alcuni fattori individuali.
Non ami gli esercizi ad alta intensità e preferisci allenarti in sala pesi?
Anche gli esercizi di resistenza8 possono contribuire ai meccanismi di adattamento cellulare, soprattutto se praticati con regolarità.
Nel complesso, ciò che emerge è che l’attività fisica rappresenta uno strumento importante per preservare il benessere dell’organismo, partendo da quello cellulare.
Per questo è fondamentale praticarla a ogni età, adattandola alle proprie esigenze, capacità e condizioni fisiche.
L’aspetto più importante non è scegliere “l’allenamento perfetto”, quanto sapere individuare una forma di esercizio fisico più sostenibile nel tempo, che permetta di restare attivi e promuovere il proprio benessere nel corso della vita.
Alimentazione e integratori: possono sostenere l’autofagia indotta dall’attività fisica?
Quando si parla di autofagia, oltre all’attività fisica viene naturale chiedersi se anche l’alimentazione possa avere un ruolo nel sostenere questi processi di rinnovamento cellulare.
Alcuni regimi alimentari, come il digiuno intermittente o la restrizione calorica9 possono influenzare il modo in cui le cellule gestiscono l’energia e attivano i loro meccanismi di adattamento.
Accanto all’alimentazione, tra i composti di origine naturale citati in relazione ai meccanismi cellulari ci sono la Spermidina10 e il Resveratrolo11. La Spermidina è presente in alimenti come il germe di grano e i legumi, mentre il Resveratrolo si trova in alimenti come l’uva e i frutti di bosco.
Questi composti sono presenti anche nella formula di Autofagia Salugea Longevity, un integratore innovativo e 100% naturale, con formula a base di Spermidina da germe di grano, Polidatina (una forma biodisponibile del Resveratrolo) e NADH12, un cofattore coinvolto nei processi energetici cellulari.
Una formulazione sinergica, pensata per affiancare uno stile di vita attivo e orientato al benessere cellulare.
Grazie per aver letto l’articolo. Se l’argomento ti ha incuriosito, continua a seguirci per altri approfondimenti dedicati al benessere, stile di vita e longevità.
Autofagia Salugea Longevity è un integratore alimentare: leggere le avvertenze in etichetta.
Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia, equilibrata e di uno stile di vita sano.
I nostri testi hanno scopo divulgativo, non vanno intesi come indicazione di diagnosi e cura di stati patologici e non sostituiscono il parere del Medico.
*Approfondimenti scientifici su salugea.com







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